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6 Ottobre 2026
Volvimento una mostra di Edoardo Pantanella
A cura di Luce Ducrot e Virginia Pantanella.
L’ingranaggio smette di essere tecnologia fredda per farsi cellula viva, pulsante. Volvimento cancella l'inerzia del metallo e mette in scena l’anatomia di una creatura: un assemblaggio di parti sottratte alla struttura funzionale della motocicletta, dove il frammento meccanico rinuncia alla sua natura di reperto e rivendica un proprio ritmo organico. Curve metalliche e geometrie industriali si svelano oltre la superficie, evocando architetture primordiali: la spirale di una conchiglia, il riflesso di un iride, la complessità profonda delle viscere. Nelle tele di Edoardo Pantanella, l’acciaio subisce una metamorfosi formale, estetica e spirituale. Attraverso un gesto pittorico denso di memoria, le membra metalliche si ricompongono in un ecosistema visivo autonomo, dove ogni riflesso e ogni saldatura agiscono come cellule di un corpo in perenne divenire. In questo perimetro, il tema del viaggio devia dallo spostamento lineare per farsi percorso esistenziale, rito conoscitivo che si specchia nell'evoluzione interiore.
La strada si salda indissolubilmente al mezzo meccanico. Il motore non consuma il tempo lungo una retta, ma lo trattiene in un sistema di cicli perfetti, un moto perpetuo alimentato da propellente e combustibile. È qui, negli ingranaggi del cambio di una moto, che Robert M. Pirsig rintracciava la dimora del Divino con lo stesso agio riservato ai petali di un fiore. La manutenzione e il viaggio cessano di essere gesti tecnici e si elevano a preghiera silenziosa, a rituale dell'ouroboros: smontare, percorrere e rimontare la macchina coincide con la comprensione profonda di se stessi. Un’esperienza cinetica che trova il suo compimento quando gli elementi atmosferici — vento, sole, pioggia, polvere — investono e avvolgono la moto e il guidatore, fondendoli in un unico blocco d'azione. L'atto pittorico opera una scomposizione controllata del corpo meccanico che evoca il nucleo profondo del mito di Iside. Come la dea che raccoglie e riunisce le membra sparse di Osiride per strapparlo alla morte e infondergli nuovamente la vita, Pantanella isola, cura e risana i frammenti di questa tecnologia vivente. Sulla tela, ogni segno ferma il tempo cronologico e restituisce stabilità al ricordo, ridefinendo il meccanismo estratto come l'archetipo perfetto dell’eterno ritorno: un cerchio sacro in cui nulla si distrugge e tutto si rigenera continuamente.
Edoardo Pantanella (1959, Ginevra, Svizzera) Appassionato di disegno e pittura fin dalla più tenera età, dalla fine degli anni '80 lavora in uno studio di decorazione. Si dedica in seguito alla pittura ad olio su tela e all'acquarello e alla fine degli anni '90 apre il suo studio di Via della Corda, dando avvio alla ricerca e ai lavori su moto e motori. Riproduce veicoli, carrozzerie e dettagli meccanici. La tela spesso volutamente lasciata grezza, dà risalto alla potenza e alla bellezza del complesso assemblaggio delle parti, dove qua e là note di colore interrompono le algide cromature e i tachimetri occhieggiano segnando nei fondi seppia un tempo passato più che mai attuale.